Sicilia: la terra dove la teoria dello Slow Food diventa possibile

27 giugno 2014

Slow Food significa mangiare sano, dare la giusta importanza al piacere legato al cibo, imparando a godere della diversità delle ricette e dei sapori, a riconoscere la varietà dei luoghi di produzione e degli artefici, a rispettare i ritmi delle stagioni e del convivio.

E’ una tendenza gastronomica che si oppone alla pratica diffusa del consumo frettoloso dei pasti (fast-food) e propone il recupero di un’alimentazione più genuina

Slow Food afferma la necessità dell’educazione del gusto come migliore difesa contro la cattiva qualità dei prodotti culinari, esorta alla salvaguardia delle cucine locali, delle produzioni tradizionali, dei cibi naturali e genuini.

Le parole chiave di questa teoria del mangiare sano sono: buono, pulito, salutare.

Buono, per le qualità organolettiche degli alimenti e per i sentimenti e ricordi ad essi associati; Pulito, perché prodotto nel rispetto dell’ambiente locale; Salutare, perché i prodotti devono essere genuini, frutto della terra da cui provengono.

Questa teoria si sposa perfettamente con i prodotti della nostra terra, che sono per noi orgoglio e vanto.

Il nostro pomodoro, coltivato nella Sicilia sud orientale, vicino al mare; l’olio extravergine d’oliva dei Monti Iblei; i famosi vini siciliani delle zone dell’Etna e della Val di Noto; i pesti e le salse realizzati con ingredienti tipici e aromi naturali.

La Sicilia è un’isola dove il sole insaporisce ogni cosa: dal grano alle arance, dai fichi d’India ai capperi; dalle olive all’uva. Un’isola dove la cucina, la tradizione, la genuinità fanno parte di uno stile di vita che caratterizza i suoi abitanti da secoli e che ha reso questo paradiso sul Mediterraneo famoso in tutto il mondo. Del resto questa cultura è ben espressa da un proverbio ricorrente in tutte le tavolate siciliane: “Carni fa carni, pani fa panza, vinu fa danza!”.